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Perast e la Madonna della Roccia

Immagine del redattore: Tatjana Laban
Tatjana Laban
30 mag
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 10 minuti fa

Un'isola nata dalla devozione, una cittadina affacciata sul mare.


Ci sono luoghi nei quali si ritorna senza stancarsi. Perast, per me, è uno di questi.

Ci sono stata innumerevoli volte, eppure ogni visita riesce a sorprendermi. La cittadina, stretta tra le montagne e il mare, conserva un fascino particolare. Ma è soprattutto la storia di una piccola isola, proprio di fronte alla costa, a rendere questo luogo così speciale.

È la storia di Gospa od Škrpjela, la Madonna dello Scalpello, conosciuta anche come Madonna della Roccia e anche Madonna dei pescatori.


Perast e la Madonna della Roccia, un'isola nata da una leggenda





Icona della Madonna con il bambino
 Lovro Dobricevic
Icona della Madonna con Il Bambino Lovre Dobricevic

Secondo la tradizione, il 22 luglio 1452 due marinai di Perast trovarono un'icona della Madonna con il Bambino su uno scoglio che emergeva dal mare.

Il ritrovamento fu interpretato come un segno miracoloso e gli abitanti decisero di costruire in quel punto un luogo di devozione.

Ma lo scoglio era troppo piccolo.

Cominciarono così a depositare pietre intorno ad esso e ad affondare vecchie imbarcazioni cariche di rocce. Un lavoro che proseguì per generazioni, fino a creare l'isola artificiale che oggi conosciamo.

È una storia straordinaria: un'isola costruita lentamente, pietra dopo pietra, dalla volontà di una comunità. E quella tradizione non è scomparsa.

Ogni 22 luglio, durante la Fašinada, gli abitanti di Perast raggiungono l'isola in barca e gettano pietre nel mare, rinnovando simbolicamente il gesto dei loro antenati.


La chiesa della Madonna della Roccia

Gospa od Škrpjela



La Chiesa della Madonna della Roccia
La chiesa della Madonna della Roccia








Avvicinandosi in barca, la chiesa appare quasi sospesa sull'acqua, con la sua cupola azzurra e la facciata chiara, incorniciata dalle montagne delle Bocche di Cattaro. L'edificio attuale risale principalmente al XVII secolo e custodisce un patrimonio artistico sorprendente per un'isola così piccola.



Chiesa Della Madonna della Roccia Altare
L'altare della Chiesa della Madonna della Roccia all'internoL'altare maggiore

L’edificio attuale risale principalmente al XVII secolo e custodisce un patrimonio artistico sorprendente per un’isola così piccola.

All’interno, le pareti e il soffitto sono decorati da numerosi dipinti di Tripo Kokolja, pittore barocco originario di Perast.

L’altare maggiore, realizzato in marmo, custodisce l’icona della Madonna con il Bambino, tradizionalmente attribuita a Lovro Dobričević.

Ma ciò che rende questa chiesa particolarmente interessante non è soltanto il suo valore artistico.

Sono le testimonianze di devozione lasciate nel corso dei secoli, soprattutto da marinai e famiglie legate al mare.

Tra gli oggetti più conosciuti si trova un ricamo realizzato da Jacinta Kunić, che, secondo la tradizione, attese per anni il ritorno del marito marinaio. Per completarlo utilizzò anche i propri capelli, diventati progressivamente bianchi durante la lunga attesa.

Una storia che racconta, più di molte parole, quanto il mare abbia segnato la vita degli abitanti di Perast.


Perast, una piccola cittadina dalla grande storia


Di fronte all'isola, Perast si sviluppa lungo una sottile striscia di costa.

È una cittadina raccolta, con palazzi in pietra, chiese, piccole piazze e un lungomare dal quale lo sguardo torna continuamente verso le due isole.

Durante il periodo della Repubblica di Venezia, Perast conobbe una notevole prosperità grazie alla navigazione e ai commerci marittimi.

Le famiglie di capitani e mercanti costruirono eleganti palazzi, molti dei quali sono ancora oggi visibili lungo la costa.

Passeggiare per Perast significa incontrare continuamente le tracce di quel passato.

Non occorre seguire un itinerario preciso. Basta camminare, osservare le facciate degli edifici, fermarsi davanti alle chiese e concedersi il tempo di guardare il mare.

Perast non è grande, ma la sua storia lo è.


Il campanile di San Nicola: Perast dall'alto


Perast Il Campanile di san Nikola
Il Campanile di San Nicola Perast dall'alto

Tra gli edifici più riconoscibili della cittadina si trova la chiesa di San Nicola, con il suo imponente campanile in pietra.

Alto circa 55 metri, domina i tetti di Perast e offre una delle viste più spettacolari della zona.

Dall'alto, la cittadina appare raccolta tra il mare e la montagna. Le case dai tetti rossi si susseguono lungo la costa, mentre davanti si distinguono chiaramente le due isole: Gospa od Škrpjela e Sveti Đorđe, l'isola di San Giorgio.

È un panorama che lascia senza fiato.

La salita al campanile permette anche di comprendere meglio la posizione particolare di Perast, stretta in uno spazio ridotto e circondata dalla grandiosità delle Bocche di Cattaro.

Una vista che, da sola, vale la visita.


Due isole, due storie


Isola della madonna della Roccia
 Isola di San Giorgio

Guardando il mare da Perast, è impossibile non notare le due piccole isole una accanto all'altra.

Eppure sono molto diverse.

Gospa od Škrpjela è un'isola artificiale, nata dalla devozione dei marinai e visitabile in barca.

Sveti Đorđe, invece, è un'isola naturale, con un monastero benedettino e un antico cimitero. Il suo profilo, dominato dai cipressi, le conferisce un'atmosfera più silenziosa e raccolta.

Insieme rappresentano una delle immagini più riconoscibili di Perast.


Un luogo al quale tornare


Taty Agoba baia delle Bocche di Cattaro  dall'alto
Bee Agobatrip

Conosco Perast da molti anni e ci sono tornata tante volte.

Ogni volta ritrovo qualcosa che mi piace: la tranquillità del lungomare, la vista dal campanile, le montagne che sembrano abbracciare la baia e quella piccola isola che continua a raccontare una storia iniziata secoli fa.

Forse è proprio questo il fascino di Perast.

Non soltanto la bellezza del paesaggio, ma il legame profondo tra una comunità, il mare e le sue tradizioni.

E pensare che tutto ebbe inizio con un'icona trovata su uno scoglio.


Testo e fotografie: Tatjana Laban – Agobatrip

BEE Agobatrip
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